Archive for febbraio, 2008

(nevralgia dissoltasi ‘come neve al sole’)

29 febbraio, 2008

Sul fianco destro anch’io sento tutto il calore, e lo trattengo.

ma devo avere  il muro alle spalle. Gli occhi da sotto le palpebre guardano la finestra: solo così scende la seconda palpebra, tra la prima e l’occhio, impalpabile perchè costituita dalla notte (da quella che posso vedere solo ad occhi chiusi.).

La mattina verifico che addormentandomi assumo lentamente la posizione fetale ruotando antiorario di 6o°. La schiena così è del tutto scoperta: ma appoggia il fianco destro sul cuscino. Non son mai riuscito a ricordarmi di aver fatto questo movimento.

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automatismi per porte e serrande

28 febbraio, 2008

seduto sul letto, spengo il cellulare puntandolo in avanti -inconsapevolmente- come un telecomando per chiudere la giornata. ma non è di quelli per le porte automatiche, la porta della camera rimane socchiusa.

Disteso sul fianco destro, il cuscino è poco imbottito ormai sotto la testa. il braccio sinistro per raggiungerla circonda il destro avvicinandone braccio e avambraccio. Il polso destro si piega verso l’esterno di conseguenza. quando la mano sinistra è tra materasso e cuscino esattamente sotto l’orecchio, il palmo destro è sotto al mento che si appoggia, le dite piegate.

Il perfetto gesto del pensatore perplesso. e mi adeguo riflettendo.

ma non al fatto che son sul lato sbagliato per proteggere la guancia nevralgica. Sul fianco destro assumo la posizione speculare alla consueta che mi fa dormire. Il corpo non ci è abituato e si percepisce, perfettamente consapevole di ogni muscolo.

Mi sento in piedi, anche se non tocco per terra, come appoggiato ad un muro. sveglio a controllare che l’istinto non mi sorprenda alle spalle e mi faccia voltare.

nessun rumore di porte sbattute

22 febbraio, 2008

salgo in camera. appena dentro mi tolgo le scarpe e mi siedo a gambe incrociate sul letto. un libro rigido, grande, illustrato, sulla storia degli strumenti musicali (cercherò sapendo di non trovarne, cenni storici sul flauto di plastica). lo uso come tavolino per il foglio su cui scriverò, rigorosamente a mano. i rumori del telegiornale mi fanno chiudere la porta.

la porta spinge fuori anche le mie scarpe, ora appena fuori della camera. una lama di luce esce dalla camera e trasforma l’impiallacciatura esterna della porta in una notte scura piena di polvere di stelle. ma io non lo so.

chi sale le scale di fronte alla porta socchiusa potrebbe urlare

“questa casa non è un albergo! cosa vuoi? che te le riporti domani mattina ben pulite e lucidate?!”

se aprissi la porta di colpo, farei giorno improvvisamente.

Hello world!

11 febbraio, 2008

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