“Nudo che scende(rà) le scale” solo che è in tshirt e slip

13 marzo, 2008

Mi sveglio, mi metto seduto: gambe incrociate (e avambracci) sotto la coperta. Coperto l’orizzontale, scoperto in verticale. Ricomincio a pensare improvvisamente: riacceso dopo lo stan-by delle notte. Solo pensiero senza più consapevolezza del corpo.

Autonomamente la mano sinistra accarezza un polpaccio come farebbe col gatto. Forse proprio perchè non ho un gatto. Ci gioca. Appena me ne accorgo la mano diventa parte del gatto; corpo diviso in due: la consapevolezza segue la gravità ma arriva solo all’ombelico. Non ho freddo. Ma sono sicuro di essermi svegliato proprio per il freddo, stando tutto sotto le coperte. Nè ho troppo caldo alle gambe accoccolate sotto.

Scivolano i piedi fuori, sulla moquette sotto la quale spingono le tavole di legno del pavimento, non si lasciano nascondere sotto il tappeto. Temperatura ideale sotto le piante dei piedi. Indosso le pantofole di cuoio: gelide. Così mi metto in piedi di colpo e cammino per scaldarmi. Sistema da brevettare per non poltrire.

(oppure) mi metto in piedi e cammino senza pantofole, sto così bene sulla moquette che continua anche sulle scale. Le scendo – prima rampa, pianerottolo, seconda rampa- fino a. Davanti c’è il cotto color del cuoio antico, ma ancora più gelido.

Il risveglio finisce all’ultimo gradino.

Annunci

2 Risposte to ““Nudo che scende(rà) le scale” solo che è in tshirt e slip”

  1. Falìa Says:

    In pigiama scendendo dal letto senza scendere le scale la colazione mi aspetta: tutto su un piano.
    Prima delle pantofole infilo le calze calde e poi la vestaglia: il freddo non mi sfiora ma il parquet scricchiola.

  2. spiumato Says:

    tutto su un piano e quindi tutta una frase senza interruzioni. forma e contenuto perfettamente infilata la prima nel secondo.
    come i piedi nelle calze: il pavimento scricchiola come ghiaccio che comincia a sciogliersi per il caldo della calze calde che tu porti in giro. 😀

    io mettevo d’inverno le calze del mattino, la sera prima nel letto, non indossate, ma in fondo, vicino ai piedi come i cagnolini nelle lastre tombali. così il calore che diventava il ripieno delle coperte ben rimboccate le scaldava. al mattino i piedi le cercavano le trovavano, se le mettevano senza neppure uscire dal letto e così l’incontro con le pantofole fredde era tranquillo.

    ma se il letto fosse a castello, scendendo dal letto, se stessi in quello in alto, scenderesti le scale comunque 😉
    anche da me le tavole di legno scricchiolano, ma in mia assenza solamente.
    che bello come rendi la morbidezza del caldo che ti rende impalpabile dal freddoo e poi fai sentire il peso del corpo che cammina proprio omettendo di nominarlo: è la conseguenza sonora che ti fa sentire di essere davvero in verticale e quindi sveglia. la frase unica iniziale ti mostrava forse ancora nel sonnambulismo dell’essersi appena alzati.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: