check-in mattutino

27 marzo, 2008

Mi tolgo la tshirt, mi vesto, metto la tshirt a letto. Prona come a volte capita a me. Il cuscino non le serve, non ha la testa. Lo faccio scomparire nella ribaltina dietro il letto che mi ricorda vuota una madia. Potrebbe contenere i cartocci delle pannocchie le si usassero ancora per riempire i materassi. Perchè il mio comincia a imbarcarsi un po’ troppo al centro.

Copro la tshirt col lenzuolo. Ma non lo rimbocco.

Il libro accanto al letto, letto ieri sera prima di dormire. Il tappetino per posare i piedi nudi, scivolati fuori dal letto al risveglio, è sulla sedia. Lo uso quando mi alzo: in piedi sulla seduta a raggiungere col braccio il ripiano più alto. E riporre ogni mattina il libro. Ogni superficie orizzontale è sgombra.

Apro la finestra. L’asfalto impolverato granuloso e beige scuro: la moquette che sento sotto i piedi. Tatto e vista non si contraddicono, non guardo al pavimento per controllare. Quand’ero piccolo era asfalto vero là fuori. Il ginocchio ricorda le strisciate sul ruvido, cadendo. E anche i palmi delle mani: le pietruzze  che si staccavano lavando prima di farmi disinfettare.

Quel che vedo sarebbe con lo sguardo della nostalgia per il morbido, se indossassi già le pantofole. Ma le metto solo ora. Non meno fredde di prima.

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4 Risposte to “check-in mattutino”

  1. Falìa Says:

    …la madia e i mobili massicci che sentono di legno caldo…
    invece quelli di camera mia – eredità della sorella maggiore – sono tutti laccati di bianco – e giallo qua e là –

  2. spiumato Says:

    fosse davvero una madia, la mia… mi ci accuccerei dentro a sentire l’odore vivo del legno! e l’odore di farina. vorrei quella di castagne o grano saraceno per l’aroma. e tu, di che farina vorresti il profumo? 😀

    in realtà è compensato…solo l’impiallacciatura è legno chiarochiaro ben venato (il colore di un legno bianco che riceve la luce dorata attraverso la foschia invernale). i profili dove stanno le maniglie a incasso leggermente più scuri color nocciola.
    i miei son eredità di quand’ero piccolo e in parte stavano in studio: lì c’è il tavolo bianco su cavalletti. insieme all’altro nero.

    che bella una camera tutta bianca e color ranuncolo. chissà come riflette bene la luce naturale che entra!

  3. Falìa Says:

    In questo momento penso al profumo della farina di farro, che esce dalla madia.

    Ultimamente sta ritornando nelle dispense delle case.

    (Secondo Lottlisa Behling la pianta di farro è una delle graminacee presenti nella pala di Isenheim, testimone dell’incontro tra San Paolo eremita e Sant’Antonio abate)

  4. spiumato Says:

    e il profumo di farro qui è testimone del riflesso verde proiettato dalle fronde del bosco verde sulla madia 😀

    che belle questa madie riempite solo di profumi (non fanno sternutire ;D) che rimangono aperte ed accoglienti, pronte a ricevere e conservare la farina vera quando ci verrà messa!

    (la focaccia di farina di farro mi piace molto. Anche per il colore. farro e castagne, cibi poveri e antichi come quel pane portato dal corvo)


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