In trasferta bis

1 maggio, 2008

Ai due divani gemelli tolgo le sedute imbottite e le poso per terra e su alcune sedie. Sotto i cuscini dei divani ce ne sono altri: tanti, sottili, più piccoli. Sono perfetti per sedersi per terra davanti alla televisione: tentazione; ma vengono ammucchiati – da me- in quattro mucchi per la stanza. Sono possibili munizioni per una sperata battaglia a cuscinate.

I divani sono uno di fronte all’altro, nessun tavolino dello spazio in mezzo, e vengono avvicinati fino a combaciare in un quadrato perfetto.

L’imbottitura verticale è rimasta ma il fondo è nudo. Cerco un lenzuolo, anche se non m’importa molto visto che uso il sacco a pelo, e non lo trovo. Solo un telo. In effetti si tratta di un ex-lenzuolo riconvertito ma le vecchie abitudini non si perdono facilmente quindi è adatto allo scopo. Se c’è il lenzuolo allora ci vuole anche un cuscino. Lo recupero subito del letto che non posso occupare. Cerco una federa. Trovo solo un lenzuolo. Prima non l’avevo visto evidentemente. Lo avvolgo intorno al cuscino senza troppa cura.

Distendo il saccoapelo sulla diagonale del quadrato. La lunghezza sembra perfetta come sperato. Verifico entrandoci. Disteso sulla schiena ripasso la regola per estrarre la radice quadrata da 175 cm e sapere così quanto il divano è lungo. Troppo corto per me comunque.

Mi volto sul fianco sinistro, il saccoapelo solidale al mio corpo. La cerniera per uscire è sotto la spalla sinistra, il braccio sotto il mio peso. La fatica dovrebbe dissuadermi dal voler uscire. Nel dormiveglia addosso la schiena allo schienale -del divano alla mia destra- perfetto materasso ortopedico verticale. Conseguente è la posizione fetale, le gambe piegate, le ginocchia sul colmo delle falde del fondo dei divani. I polpacci al di là dello spartiacque, la cosce al di quà.

Il cuscino lo vedo sulla piazza di sinistra. Non mi pareva di averlo spostato coscientemente. è pronto per la testa di un ragazzo di un metro e venticinque circa. Che non c’è. In nessuna stanza dell’appartamento.

Potrei alzarmi, prendere lo zaino, metterlo a riposare sul cuscino. Che non verrebbe sporcato essendo avvolto dal lenzuolo. Lo zaino si meriterebbe un (divano)letto. Ha sbattuto sulla mia schiena dura tutto il giorno.

 

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2 Risposte to “In trasferta bis”

  1. Falìa Says:

    E’ vero lo zaino si meriterebbe il privilegio di dormire sul divano-letto. spesso involontariamente e soprapensiero lo trattiamo male, nonostante ci serva nelle trasferte carico di libri vecchi e nuovi di dolci regali e di ricambi di vario genere.

  2. spiumato Says:

    lo zaino è come una chiavetta per il portatile: contenendo tutto quello, lascia più memoria (umana) libera… pronta a immagazzinare -dopo averle vissute- le emozioni della trasferta! 😀
    che tradotte in parola finiranno anche nel diario. tornato a casa -io- anche il diario si merita di dormire nel letto accogliente.

    lo trattiamo troppo male, hai ragionissima. ma almeno lo portiamo in giro con noi, e sulle spalle, come fanno i genitori con i loro bambini piccoli. o forse cerco di avere questo pensiero da mettere sotto il sovrapensiero sgarbato verso lo zaino. per sentire di meno il senso di colpa che sbatterà sulla schiena alla prossima trasferta 🙂


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