In trasferta bis II

8 maggio, 2008

Mi sveglio sapendo di non aver avuto freddo o caldo. (mi ricordo che il termostato in questa casa è lo stesso di casa mia. Tutto spiegato allora: la temperatura è la stessa che a Treviso dove è stata impostata senza variazioni. Qui fa più bello però, spero, abbassando la temperatura qui dentro durante la gionata, di non far sentire freddo a casa)

Sull’altra piazza del (divano)letto è mattino. Qui no: l’ombra dello schienale …e i braccioli si toccano combaciando anche in verticale: mi sento nel lettino… nel box imbottito che non ho mai avuto così, da piccolo. Se è per questo nemmeno dopo. Apro il saccoapelo e mi siedo a gambe incrociate. Allungo spontaneamente la mano in cerca di giocattoli o peluches.

Nulla. Solo il sacco a pelo. Ma il quadrato intorno a me è un fortino perfetto. Per giocare agli indiani e ai soldati. Sbircio fuori, ma nessun nemico appostato. Dormono tutti. Mancando il pericolo ancora guardingo mi appoggio col mento sul bordo allo schienale e guardo fuori, la luce che filtra dalle persiane. 

Dimostrazione che è solo in trasferta che rivivo la situazioni di quand’ero bambino. Ma questa volta tutto è fatto per farmene vivere adesso, di nuove, dimensionate agli anni passati: infatti il box è perfetto per la mia altezza. Non c’è nessuno con cui viverle perchè non sono un bambino. A casa c’erano due poltrone che unite, i braccioli non arrivavano a combaciare, formavano una nave del 500, col castello di prora e di poppa. Ci giocavo ai pirati con mio nonno nato proprio nella città in cui sono in trasferta. Le due poltrone ci sono anche qui. Troppo distanti: la nave è stata spezzata in due.

Ritorno seduto, appoggiandomi allo schienale con la schiena finalmente, qualcosa attira lo sguardo verso destra, e mi appoggio anche col gomito al “davanzale”: I braccioli squadrati sono molto più comodi del mio a casa. Mi chino: le pantofole e le scarpe , un paio accanto all’altro, puntano verso il fortino. Chi volesse assaltarlo ed entrarci, viene invitato ad indossare o le une o le altre. La scelta in base a quanto vuol far pesare il suo essere estraneo e maleducato.

(Ma non ho scritto nulla ieri sera su fogli di carta da mettergli sotto il piede una volta sul divano letto per farlo sentire il Marte delle Conseguenze della guerra di Rubens)

Controllo i gomiti: puliti. A casa il davanzale lasciava sempre il grigiastro sulla pelle. 

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2 Risposte to “In trasferta bis II”

  1. Falìa Says:

    Tengo ancora in casa due grandi cuscini chiari sul tappeto: quand’ero piccola, posizionati in bilico sui due gradini della sala, si trasformavano in zattere in mezzo al mare, spesso minacciate dalle onde (gradini) e da enormi pesci o altre presenze oscure (mimetizzate col parquet).

  2. spiumato Says:

    che bello tu abbia ancora quei cuscini: ora potresti verificare, sedendoti di nuovo in equilibrio, se davvero ci sono ancora pesci nascosti tra le veneature del legno 😀
    a casa invece è cambiato tutto. solo il pavimento in coto rimane. ma non è mai stato del tutto mare, erano la poltrone ad essere nave.

    il tuo tappeto se le vedessi con gli occhi di allora, sarebbe il mare dei sargassi forse.

    in bilico su due gradini ci stavo anch’io, ma erano quelli dell’ingresso. anzi quelli che portavano fuori di casa. usavo una tavola di legno quadrata. ma il amre era troppo mosso, le onde troppo capricciose e in tempesta.
    ho sempre preferito sedermi sulle scale dentro: il sedere un un gradino i piedi su deu gradini più sotto. siccome c’è la moquette, e lo spigolo è arrotondato, se lascio scivolare i piedi verso il basso, questi scendono sul gradino successivo facendo scendere anche il mio sedere di un gradino.

    una discesa lenta, niente dolore, e che sorprende sempre per la tempistica mai uguale: attrito e pressione non riuscivo a riperterli uguali. era come scendere dolcemente un torrente di montagna, m verso la fine l’emozione da bambino era di piccole rapide ahaah


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