“a nido d’ape”. Ma niente pungiglioni in agguato.

15 maggio, 2008

Nello studio le due sedie gemelle, una a fianco all’altra, hanno la seduta e lo schienale in paglia di vienna. Rovinata quella delle sedute. Una è stata staccata per farla impagliare di nuovo. Ma la trama e l’ordito non corrispondono agli originali e così non c’è più posto per le viti che collegano la cornice al tubolare d’acciaio della struttura della sedia. Ricoprono i fori previsti.

La seduta perfettamente nuova la uso come cuscino. Per sedermi per terra. A gambe incorciate, il polpaccio destro e i piedi a contatto con la stuoia (intrecciata agrezzamente) che copre la moquette. Al sedere a tre centimetri da terra, sospeso e comodissimo sulla striscioline di giunco, il “cuscino” garantisce la massima ventilazione. specie adesso che comincia a far caldo. La seduta sembra esser stata fatta fin dal progettista per quest’uso autonomo.

Dondolo leggermente, gli occhi hanno come orizzonte artificiale il bordo della scrivania nera. Chiudo gli occhi; qui mi sedevo ad altezza suolo solo per sfogliare un tomo dell’enciclopedia. E direttamente per terra.

L’altra sedia ha la seduta ancora al suo posto, ma non ci si può sedere perchè è sul punto di sfondarsi. nessuna strisciolina si è strappata ma un voluminoso corpo invisibile – il mio (grasso) che la deformò così – c’è sempre seduto senza alzarsi mai a sgranchirsi le gambe. E io son magro da 7 anni ormai.

Un cuscino vero è accolto nella concavità della seduta a indicare il divieto, invitando subdolamente a scegliere la comodità.

 

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2 Risposte to ““a nido d’ape”. Ma niente pungiglioni in agguato.”

  1. Falìa Says:

    bello come l’intreccio si sia deformato a ricordare qualcosa del tempo passato.

    un nido d’ape abbandonato ma custodito così com’era al momento dell’abbandono dell’enorme massa d’insetti?

  2. spiumato Says:

    non “più custodito com’era”! le sedute son state re-impagliate..ed è così bello l’intreccio senza ancora una storia che l’abbia deformato, così puro e intonso, che vorrei essere ancora più leggero anche se son magro, pur di non modificare nulla.

    l’ideale sarebbe una sedia dalla seduta intonsa e una sedia dalla seduta deformat, una accanto all’altra: il passato ricordato il futuro intonso. (l’immagine perfetta emblematica delle abitudini!) e l’azione del presente della quale non ci accogiamo, perchè apparentemente invisibile ancora.
    tutto questo da osservare da una terza sedia. in effetti in studio c’è una poltrola adatta a meditare, e non ad appisolarcisi 🙂

    mi consolo dell’aver fatto distruggere il nido d’ape abbandonato solo con la constatazione che erano api strane quelle che se ne sono andate: i fori sono ottagonali e non esagonali! ma l’aveare avrebbe potuto ospitare nelle celle fino a 532 api.
    forse avrei dovuto esporre fuori della finestra la seduta deformata: non un nido abbandonato ma una struttura già pronta che spingesse le api a fare per la prima volta, a partire di fori già presenti, delle cellette ottogonali.

    (l’intreccio regolare dei giorni si deforma con la pressione di un singolo corpo che vive…)


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