“a nido d’ape” II

25 maggio, 2008

Mi alzo. Mantengo l’abitudine anche se non viene più buio già prima della sette e mezza di sera: aprirò la finestra per chiudere le imposte.

Prendo la seduta impagliata: è un tamburo a cornice, un setaccio suonato dagli sciamani siberiani per cadere in trance. Lo tamburello leggermente con un gesto più da suonatore di strumenti a corde, cetre per esempio, i giunchi vibrano. Mi ricorda anche il gesto dei tennisti per ridistribuire la tensione delle corde della racchetta. Sul retro della seduta due aloni scuri di ampie bruciature.

Poso la seduta -rivolta verso di me- sul tavolo che scorre lungo la parete della finestra: la seduta sporge, gli ultimi centimetri della cornice piegano perso il basso, così il bambino da far sedere (sulla seduta sul tavolo che non regge il peso di un adulto) potrebbe dondolare più agevolmente le gambe.

Apro con la sinistra la finestra in tempo per sentire mio padre chiudere il cancello. E mi appoggio allo schienale della sedia gemella senza seduta. A questo servono, ad avere lo schienale per farmici appoggiare. A quello di sinistra con la mano sinistra, trasferendoci tutto il peso del corpo, pugno destro sul fianco omonimo. Sono nervoso senza motivo e non riesco a sedermi di nuovo.

Continuo a guardare fuori, il cancello chiuso. E devo dirmi di chiudere le imposte. L’azione di chiudere l’aveva già fatta mio padre.

 

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2 Risposte to ““a nido d’ape” II”


  1. -perché temevi che questi pezzi fossero meno belli di quelli iniziali?- cosa ne penso. voltairiano [ 🙂 ] , le Candide, a questo servono, ad avere lo schienale per farmici appoggiare. e ritrovo tutti i tuoi contrassegni.

    sappi che presto inizierò a rompere i coglioni perché in appendice ad ogni testo tu inserisca una lettura 🙂

  2. spiumato Says:

    credo l’unico suono che i potrà sentire qui sarà sempre e solo il rumor bianco dello sfondo 😀
    so che hai ottima “capacità d’insistenza a scopo di convincimento” 😉 , ma come non ci sono immagini in chiaro da vedere a parte quelle da immaginare (da notarsi le 2 M) leggendo, così non vorrei suoni. perchè tutto è nato dal silenzio che ho fatto io per primo per accorgermi..di me e della casa. e che voglio regalare a chi legge.

    più che voltairiano (oh! :D) è la tendenza egocentrica a veder tutto in funzione di sè, sempre nascosta dietro l’angolo dello sguardo ‘candido’ sugli oggetti. temevo perchè l’incanto di scoprire uno sguardo e cose da guardare con il tempo può allentarsi: nei rpimi lo sguardo generava una forma, leggera per di più. dopo a volte ho voluto spiegare troppo, a me stesso in primis.

    pao…contentocontento di essere sempre io qui, e non un alterego!


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