Archive for giugno, 2008

Crash test prima di pranzo.

26 giugno, 2008

Crash!

Mi sono scivolati i piatti piani del servizio che uso di solito. Li avevo appena asciugati rendendo umide però, le mani. E scivolose. Ma in mano i piatti fondi non li avevo. E sono intatti. In uno di essi metto la pasta, e poso il piatto fondo sul piatto piano di un altro servizio. Come accadeva tra la mug e il piattino che non riesco ad abbandonare. Ma solo per l’ecatombe dei piatti. Niente sentimenti.

Mangio. Torno in cucina perchè per il secondo ci vuole il limone. Posato il piatto vuoto della pasta, prendo con la sinistra un limone da frigo, apro con la destra il cassetto dei coltelli, prendo quello seghettato. Lasciando aperto il cassetto taglio il limone a metà, metà rimane nella sinistra, poso il coltello sul ripiano sopra i cassetti, nella destra l’altrà metà del limone e inizio il gesto per riporla…nel cassetto aperto.

Mi fermo vedendo sul ripiano il coltello. (sarebbe potuto accadere anche col pane al posto del limone, una fetta mi piace mangiarla. Ma sono a dieta e per i carboidrati ha già fatto la sua parte la pasta).

Il mezzo limone tenuto nella sinistra torna in frigo. L’altra metà capovolta coincide perfettamente come circonferenza con il leggerissimo incavo per la base della tazza sul piattino che uso per la colazione per la mug non abbinata. Finalmente la coincidenza tra due forme. Incongrue una all’altra, ma forse per questo in sintonia. Casuale. Per non rovinarla non sgocciolerò limone sulla trota affumincata. La semisfera voglio che rimanga tale, e in fin dei conti il limone era capovolto sul piattino già per evitare che si sporcasse.

Il piatto piano sotto il secondo è del servizio che uso anche per i piattini per frutta e dessert. Che così sono visivamente prosecuzione della seconda portata. Mi accade per la prima volta che si veda, ma è naturale: mi piace mangiare la frutta come contorno della carne o del pesce. Pesche tabacchine ad esempio. E così un piatto di meno da lavare. Sempre che per festeggiarlo, non decida di prendere del formaggio sporcando il piattino da frutta!

E la pasta è sempre un piatto separato dal secondo. Raramente mangio anche il primo. Dopo di esso sento sempre una sorta di cesura.

Nota sul risvolto di copertina

19 giugno, 2008

Leggendo un passo mi colpisce. Uso il risvolto della copertina (colorata) per segnare la pagina.

Continuo a leggere. Una cosa da rileggere più indietro, e il risvolto lo rende più scomodo. Una busta affrancata: qualcuno ci ha scritto un appunto in rosso. Come faccio io – la pagina del passo – in verde. Dopo aver verificato che la penna avesse inchiostro scrivendo “quando”: oggi e da anni. Scrivo la stessa parola per quest’uso. Forse perchè è simmetrica rispetto alla A: circoletto ed asta verso il basso, e U corsiva. Da entrambi i lati; la N diventa come la U quando la scrivo io. Ma c’è una piccola variazione: l’asta a destra è verso l’alto. 

Controllando di aver scritto giusto il numero mi accorgo che anche il francobollo è verde. Stessa tonalità dell’inchiostro delle penna. Inconsciamente mi son uniformato alla busta.

Chi ci aveva già scritto apprezzava di più la complemetarietà cromatica. Io invece non voglio mai apparire troppo. Fortuna che il verde era lo stesso. E non era blu: non volevo correggere segnandola come massimo errore, una correzione. L’appunto in rosso non avrebbe potutto correggere nulla: la busta è arrivata regolarmente.

Finalmente tolgo il segno col risvolto e spingendolo verso l’esterno scopro che la copertina è una sovracoperta che ricopre la copertina vera senza risvolti. Bianca e senza titolo. Non mi fido più di quello stampato sulla sovracoperta colorata. Provo a toglierla per vedere cosa c’è scritto sul dorso del libro. Proprio lì hanno incollato la sovracoperta perchè non si stacchi.

Non saprò mai il titolo originale. Se coincidesse o meno con quello che sto leggendo. …Copertine tutte bianche, libri da prendere a caso. Facendosi guidare/ispirare al massimo da formato e spessore. E solo aprendoli ricordarsi autore e titolo. Mi piace la sorpresa! e il riemergere del conosciuto.

Da quanti anni non ricopro più un libro? Usavo solo una plastica semitrasparente quando me li facevano proteggere a scuola. (potrei dare una mano di bianco -carta da parati- alle copertine dei libri che rileggo più spesso. Li amo tutti ugualmente)

Cuscinetto antisfregamento (che separe le due dita così a contatto quando scrivo a mano)

12 giugno, 2008

Mentre sto leggendo sento umido sulla guancia destra col medio. Devo essermi grattato. Mi alzo e torno: cotone idrofilo e disinfettante. presi in cucina. Non in bagno, per non vedermi allo specchio. Seduto verso il disinfettante sul batuffolo di cotone, lo poso sulla ferita. Tampono.

Non so cosa farmeno adesso del batuffolo. Per buttarlo dovrei alzarmi, l’ho già fatto per prenderlo. Riprendo a leggere, il batuffolo tra indice e medio destri. Sensazione famigliare.

Così tenevo le sigarette! quando anni e anni fa mi atteggiavo a fumare. Non aspiravo, non certo il fumo, a mancarmi è questa bella sensazione di pieno tra le falangi. Un cuscinetto antisfregamento. Perfettamente simmetrico e quindi classicamente ciò che spunta verso il palmo e ciò che spunta verso il dorso della mano.

Dovevo aspettare che la sigaretta si consumasse tutta invece, una volta. 

Se la mano fosse quella della mia parte femminile, se la mia parte femminile fosse l’intero avrei davanti lo specchietto con la cipria. Lo aprirei, passerei il batuffolo – la parte rivolta la palmo- (sempre tra indice e medio) sulla cipria e me ne poserei giusto un velo sulla punta del naso, il mento, gli zigomi. Fa già qella punta di caldo in più che lascia quel velo lucido. E mi alzerei. Per uscire in questa sera bellissima.

Invece penso che dovevo aspettare che arrivasse al filtro. Che sembrava riempito di cotone idrofilo… Compatto il batuffolo in un cilindretto, l’esser imbevuto facilita. Di nuovo e sempre tra indice e medio, mi alzo in cerca del tabacco che hai lasciato quando sei venuta qui a casa in sogno. Niente. Mi ricordo che devo averne nascosto un pacchetto dieci anni fa. Il posto è ancora quello.

Di nuovo seduto. Con pollice e anulare della destra, il perchè non occorre dirlo, e indice e pollice della sinistra metto il tabacco nella cartina, e finalmente anche il batuffolo/filtro. La rollo e mi viene male come allora. Ma l’importante è potermi dare un contegno ,ma perché poi?, tra indice e medio una siraretta vera. (punta del mignolo e dell’anulare posate sullo zigomo, il mento sul palmo. Questa posizione quando fumavo mi dava molto fastidio, il fumo direttamnte ad irritare la coda dell’occhio)

Questa non arriverà mai al filtro. Aspirare al sapor di disinfettante?

 

aritmia circadiana

5 giugno, 2008

All’afa notturna  -improvvisamente risvegliatasi- non sono più abituato. La notte non ho dormito quasi, mi son alzato dopo le due. Del pomeriggio. Allungo la mano e ritrovo la t-shirt nemmeno indossata prima. L’indosso solamente da sveglio. Non riuscivo ad avere nulla sulla pelle in letto.

Mi lavo. Portafoglio, chiavi, cellulare, maglia. Vado al primo spettacolo al cinema d’essai. Non vedevo più un film in una sala cinematografica da mesi. Non mi interessa ch film danno, ma appunto ho scelto questo, qualcosa che valga lo proiettano sempre. Appena seduto ho sentito fresco. Un fresco fastidioso. E desiderato. Dalla borsa prendo la maglia e l’indosso.

Di nuovo il piacere. Di sentire le braccia coperte. Le maniche lunghe che avvolgono gli avambracci. Di dovermi coprire per non prendere freddo. E dover sistemare la t-shirt sotto.

Solo adesso sono davvero vestito. Stando alle usanze finora in vigore. La t-shirt la portavo solamente a letto. (ma non è mai stato un rapporto di sesso).