Archive for luglio, 2008

ON/OFF

31 luglio, 2008

Seduto sul letto, una birra dalla bottiglia. Per la sete velocemente. Un po’ troppo forse. Finitala distendo il braccio destro, tenendola per l’imboccatura, e rilasso le dita. La bottiglia rimane in piedi sul pavimento – dopo una corsa di un paio di centimetri – nello spazio perfetto per accoglierla una volta bevuto.

Formato dal fianco sinistro del letto come parete laterale destra, dalla ribaltina che contiene il cuscino come fondo: la ribaltina è più larga di qualche centimetro del letto e quindi sporge a sinistra. La parete laterale sinistra è quella destra della ribaltina che contiene tra l’altro la collezione di bottiglie di birre particolari.

Quando la camera venne arredata e composta, ero un ragazzino. I miei genitori non pensavano certo a quest’uso assolutamente ideale per non inciampare nella bottiglia al mattino o quando ci si alza in notturna.

Come adesso… ah sì: non mi ero accorto di essermi addormentato, svegliato in piena notte, di non aver acceso la luce. Il chiarore è sufficiente.

Vado in bagno. Torno a letto. Mi infilo sotto il lenzuolo. Chiudo gli occhi. Gesto d’abitudine di spegnere la luce. Che accendo quindi come verifico attraverso le palpebre. Con la luce mi addormento meglio. Non è paura del buio. Ma la luce forte mi fa tenere chiusi gli occhi per il fastidio (evito di abituarmi all’oscurità che diventa presto leggero chiarore in cui scorgo molte cose e finisco per rimanere ad occhi aperti) e mi acceca alle immagini che di solito vedo nel grigio scurissimo sotto le palpebre: nero caldo invece, ora.

Avvolgente, morbido… Prima di addormentarmi devo essere sveglio ancora a sufficienza per premere l’interruttore.

Allucinazione d’erba / ma non ne ho fumata

25 luglio, 2008

Verso il succo d’arancia nel bicchiere. Troppo, arriva all’orlo. Bevo un sorso per rimediare. Troppo, ora è meno di quanto ne volessi.

Verso – di nuovo – il succo d’arancia nel bicchiere. Troppo, arriva all’orlo. Bevo un sorso per rimediare. Troppo, ora è meno di quanto ne volessi.

Verso – un’altra volta – il succo d’arancia nel bicchiere. Troppo, arriva all’orlo. Bevo un sorso per rimediare. Troppo, ora è meno di quanto ne volessi.

Verso – ulteriormente – il succo d’arancia nel bicchiere. Poso il cartone senza guardare il livello del succo e…

Bevo fin all’ultima goccia, il bicchiere orizzontale, la testa inclinata all’indietro. Fino a vedere attraverso il fondo di vetro spesso: il giardino. Un ciuffo d’erba imprevisto è spuntato grazie alle aberrazioni dell’immagine prodotte da come viene stampato il bicchiere in fabbrica.

Tengo il bicchiere nella stessa posizione, c’è sempre un’ultima goccia di succo dopo che si è convinti di aver bevuto l’ultima. E percorro con lo sguardo il giardino, muovendo leggermente la testa, ma conservando l’angolo tra testa e fondo del bicchiere: vediamo dove sta meglio mettere una pianta nuova…l’effetto di rendering è molto realistico.

Vicino alle lavande, o al timo?

fortuna che procuste non esiste! bis con variazioni

17 luglio, 2008

L’orecchio sinistro ausculta il cuscino: il ronzio dell’aspirapolvere che prima ho usato a lungo.  Ora  il mio udito aspira sulla stoffa le briciole. Di fruscio.

Anche se normalmente dormo con le gambe piegate, le allungo fino a mettermi a pancia in giù. Braccio sinistro sotto il cuscino, sul cuscino guancia destra.  Infilo i piedi tra la fine del materasso e il lenzuolo ben rimboccato. I piedi rispetto alle gambe li posso tenere a 120°. L’angolazione esatta che avrei stando in piedi, i talloni appena sollevati da terra. La schiena inarcata al’indietro nella preparazione senza fine di un salto all’indietro con rotazione: mi tuffo nel sonno. E l’impatto non lo percepirò perchè starò già dormendo.

Mi sveglio come per aver sbattuto su qualcosa. Mattino. Mi percepisco ancora a pancia in giù, ma ora anche il braccio destro è strisciato fin sotto il cuscino incrociandosi al sinistro.(Una bracciata in stile delfino che al momento di entrare in acqua ha incorciato le braccia rendendosi conto che io non so nuotare?). Il mento sul cuscino, la testa eretta come se guardassi avanti. Cosa? Per vedere quello che le palpebre osservavano mentre dormivo, apro gli occhi. Il ripiano vuoto, nulla all’orizzonte, solo il fazzoletto che avevo in mano.

Punto le mani a lato delle spalle e mi alzo con una flessione di braccia, la testa ancora addormentata rimane a penzolare: la plissettatura del lenzuolo è plissetta a zigzag. la nuova tecnica per la decorazione dei tessuti è risultato dell’inarcarmi strisciando in avanti il corpo. Mi siedo sul letto, accendo il cellulare. E subito lo metto sotto il cuscino che gli premo sopra. Perchè non urli! fino a soffocarlo…il trillo della suoneria. Troppo alta per quest’ora di mattina prestissimo l’ho lasciata ieri sera.

Sul cuscino ho premuto con la sinistra guantata. Non lasciando impronte digitali.

Con la coperta pesante, unica rimasta (col nome di “copriletto”) delle quattro sfogliate quella notte, ricopro il lenzuolo: non voglio che la t-shirt per la notte appena distesa sul letto soffra il freddo mattutino, davvero pungente oggi anche se siamo in estate… corro a vestirmi prima di prendermi un raffreddore!

fortuna che procuste non esiste!

10 luglio, 2008

Vado a dormire, mi distendo sotto il lenzuolo sul fianco sinistro. Mi soffio il naso, il fazzoletto lasciato sul letto. Sposto il cuscino un po’ verso i piedi, per avere più sostegno sotto il collo. Ma spingo troppo e lo ritrovo una decina di centimetri, almeno, spostato. Lo lascio così e mi distendo. Mi piace percepire lo spazio vuoto dietro la testa, tra la testa e la testiera del letto. E lascio il lenzuolo all’altezza prevista per il cuscino più indietro: (la posizione fetale concilia il rilassamento) come dormissi in un letto più grande, in un letto da grandi, direi se avessi 10 anni.

Le gambe sono piegate. Ma non dormo mai, comunque, con le gambe distese.

Il polso sinistro incuneato nello spazio vuoto tra l’ultima delle costole e le ossa del bacino, tenuto fermo lì dal fianco. La mano destra afferra il petto prima che diventi spalla sinistra, polso e gomito destri la base del triangolo con la spalla destra. Il peso lentamente intrrompe l’afflusso di sangue alla mano sinistra. Diventa insensibile. Perfetto!

Allungo la mano destra in cerca del guanto autunnale di pelle che ho trovato spostando il letto per pulire, lo trovo e lo infilo sulla sinistra. Così riprenderà la forma manuale prima di riporlo col suo gemello in attesa di andare in letargo estivo. Pure al caldo trasmesso dal guanto la mano è diventata insensibile. Ma per avere un migliore sostegno al fianco ci metto nel palmo il fazzoletto, che così domani mattina non dovrò cercare tra le pieghe del lenzuolo o tra il materasso e il muro. benchè “stringa il pugno” sono calmissimo.

Spasmo da cattiva posizione finchè ero in piedi, il piede destro si alza di colpo per qualche centimetro, il lenzuolo con lui aspirando dentro l’aria in uno sbuffo. fredda. giusto sul collo ma ripeto il movimento: è la prima volta che gioco al mantice! Sarà la stanchezza del piede a farmi smettere di giocare.

menu serale

3 luglio, 2008

Finito il pranzo mangio un dolcetto al pistacchio. è avvolto il carta stagnola verde al centro incollata ad un dischetto di carta plissettata sul bordo.

Appallottolo la carta senza farla staccare dal fondino. Come da ricetta, bagno il bordo, ripiego intorno alla stagnola la carta lungo il diametro formando una piccola mezzeluna. Premo i due lembi ed ecco una perfetta versione in carta di uno schlutzkrapfen. Devo stare attento a non metterlo nel piattino da frutta. Rischio di buttarlo poi via nel contenitore dell’umido insieme alla bucce. E la carta ha un altro sacchetto ancora.

Vado in cucina e lo metto su un piatto fondo, quelli per la pasta. Ma uno solo è troppo poco. Dolcetto appallottolo piego. Dolcetto appallottolo piego. Dolcetto appallottolo piego. Dolcetto appallottolo piego. etc. Di sicuro per cena non dovrò preoccuparmi del dessert!

Cosa mangio stasera? La domanda me la metto in bocca subito prima del caffè, terminato ogni pranzo ma almeno una portata l’ha sto già preparando. Smetto coi dolcetti quando gli schlutzkrampfen son in numero congruo nel piatto.

Primo piatto: nostalgia. (non mangio schlutzkrapfen da anni, ormai)

Secondo piatto: speck. Se volessi calmare davvero i morsi della nostalgia. Ma che non sappia di carta. Deciderò al momento. Mentre metterò l’acqua nella pentola  e la farò bollire. Spegnendo il fuoco alla risposta.

 

[una ricetta è qui http://it.wikipedia.org/wiki/Schlutzkrapfen 

ma al parmigiano andrebbe sostituita la ricotta affumicata altoatesina]