Archive for agosto, 2008

Due gradini e ci sono…

29 agosto, 2008

Apro la finestra, apro le imposte…

ma per richiuderla. metto il piede destro sullo sgabello cubico, mi isso in piedi come superassi un gradino piuttosto alto. Continuo a salire la scale con la gamba sinistra, stesso movimento di prima. Ma nessuna “pedata” sotto, anche se il piede è arrivato alla stessa “alzata” dello sgabello.

Perdo l’equilibrio, me lo lascio perdere in avanti. Dopo un paio di centimetri il ginocchio sinistro incontra esattamente l’angolo inferiore sinistro della finestra. Scarico il peso lì. Solo così posso girare la maniglia, far scattare il fermo e mettere a vasistas.

Lascio scendere il piede da mezz’aria allo sgabello. Mi viene, non so perchè, da assumere una leggera ponderazione: modello per “accademia di nudo maschile da dietro”. Ma nel mio letto non c’è (già dalla notte)nessun/a disegnatore/trice con blocco da disegno e carboncino che voglia iniziare di primo mattino le lezioni di nudo.

Immagino. Ipotizzo. Perchè do le spalle al letto, e sulla finestra non si riflette nulla della camera. Forse è solo in ritardo. O io in anticipo, mi son svegliato presto stamattina.

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Impulso di moto

21 agosto, 2008

Seduto in soggiorno, sulla sedia, gamba destra accavallata sulla sinistra. Seduta, tu, sul divano di pelle nera dirimpetto al mio fianco sinistro. Hai accavallato anche tu la gamba destra sulla sinistra, ma sei decisamente ad un’altezza da terra minore.

Con un colpo del piede destro, repentina per farmi sfilar via dal piede la ciabatta del piede a mezz’aria. Ci riesci sempre. Tranne questa volta. Non abbiamo visto la ciabatta proiettata in avanti andare a fermarsi un metro e mezzo più in avanti proprio davanti al televisore, sonoramente.

Tu negli anni hai calibrato il gesto del piede per colpire lo spessore della suola, proprio sul tallone. Solo che le ciabatte si erano rotte. e temporaneamente indosso i sandali da trasferta (In casa. Non mi sento però un ospite in casa mia). Lo spessore del tacco dei quali è molto minore, la metà quanto meno  delle precedenti.

Ma le misure prese dal tuo gesto non si sono adeguate. Sei andata a memoria. Quel che garantiva il successo e conseguente risata comune. Ora invece il piede è passato a vuoto un centimetro sotto la suola. E ne ridiamo.  Ancora. Questo non cambia.

Se fossi dovuto andare a riprendermi la ciabatta, e lo faccio anche se non c’è nessun sandalo da recuperare, con questi sandali indossati… al momento di raccogliere il sandalo e minacciarti scherzosamente, inginocchiandomi avrei fatto scivolare il piede calzato e arretrato -nel passo- lungo tutta la soletta del sandalo fino alla superficie per il tallone. E solo allora avrei piegato il piede, accosciandomi e trasferendo il peso dell’intero corpo sul cuscinetto sotto l’articolazione del primo metatarseo. Il tacco del sandalo diventa la base su cui posa la mia statua se stessimo giocando alle belle statuine, ma non hai pronunciato la formula di rito.

L’altro piede, calzato dal sandalo rimane perfettamente adeso alla soletta. Tutto questo perchè la tomaia dei sandali non va sformata. è bello indossarli ogni volta come se fosse la prima volta, e facessi far loro i primi passi dall’acquisto.

Mi rialzo, e torno a sedermi. Ed ad accavallare le gambe. Tu cominci a provare riprovare per prendere le misure del nuovo tacco. Chi sa se farai in tempo prima che vada a comprare un paio di ciabatte come quelle di prima?

oggi vacanza

14 agosto, 2008

ma in dono un fico

dolcissimo di queste parti 

che ha assunto la forma di

una ghianda, proprio quelle della quercia.

un veneto che si sente bene

nelle forme nordiche,

in particolare tedesche:

autoritratto 😀

rasatura. senza la schiuma da barba che macchia e non si lava più via.

7 agosto, 2008

Svegliatomi apro la finestra, apro le imposte. Le richiudo subito, dopo aver guardato fuori: solo uno spiraglio tra i battenti accostati. Sono stato investito dal sole, non visto – visti gli occhi quasi chiusi, non ancora abituati alla luminosità. Nella penombra le palpebre rimangono alzate ma soprattutto il sole rimarrà fuori. Altrimenti entrerebbe a scaldare la camera tra pochi minuti. E sì che non mi sono svegliato tardi oggi.

Invisibile entra già il calore. Anche le finestra allora. La chiudo come quando è ancora freddo fuori.

Accendo la luce, per vedermi intorno con un minimo di precisione. Ma è ridicolo alle 8 di mattina! Spengo la luce sul soffitto e accendo la torcia elettrica. In camera rimane l’afa accumulatasi di notte per colpa del mio dormirci, non mi viene volgia di indossare la tshirt, ma al fascio di luce ne scelgo una, la prendo.

In studio è ancora fresco. Ho dimenticato di chiudere le imposte ieri notte, ora mi ricordo di indossare la t-shirt. Qui si starà bene solo fino alla 18.00, allora si suderà pure qui. Ma fino ad allora spero di non dover andare in bagno di pomeriggio: sarà occupato del caldo incandescente che dopo pranzo vi si trattiene sempre fino alle 17.30. Quando entro in bagno controllo se devo tirare l’acqua: mai dovuto farlo. Nè mai sentito il rumore dello scroscio. Forse è stitico e per la fatica che fa, alza così tanto la temperatura in quella stanza.

Mentre dicevo queste cose, passando la mano destra sul petto sento i peli duri e corti che spuntano dal tesuto della t-shirt. Il movimento dall’altro in basso è un contropelo. Già ora di tagliarli di nuovo, d’estate crescono fin troppo velocemente. Un lavoro da cimador di panni. Non credo ne esistano più.

Al posto delle forbici il rasoio elettrico [in bagno non fa ancora caldo]. Che non lascia nemmeno un pelo sulla maglietta. Se questa fosse stata più spessa, perchè la giornata meno calda, i peli sarebbero stati tagliati più lunghi. Come in faccia lo sono adesso; lì mi raderò domani, direttamente sulla pelle. A viso scoperto.

(Nota pedante. Il clima indica la pesantezza del tessuto della t-shirt. Che a sua volta determina l’altezza del taglio. Coerente con la temperatura esterna.)