“sempre in bagno” tris

30 ottobre, 2008

Mi accorgo di essere asciutto. L’aria mossa dal mio corpo in movimento tra le stanze ha accelerato il processo, ma dell’ordine in cui le varie parti del corpo hanno perso l’acqua le gocce superficiali non mi son accorto. Pensavo ad altro, forse ho seguito lo stesso percorso della prima passata. Torno in bagno.

Mi rado iniziando dalla guancia destra: i peli sono meno lunghi e meno folti. Dal centro, dalla concavità della guancia verso l’alto, lo zigono (piacere fisico della vibrare del rasoio sull’osso sotto pelle che la tende), vicino all’orecchia, la basetta. Scendo un po’ verso l’angolo della mandibola, la guancia vera e propria, proseguo verso sinistra lungo il profilo della mandibola verso al bocca, ma non passo nè su baffi nè pizzetto.

La mosca sotto il labbro inferiore, passaggio veloce sulla parte superiore del mento, e finalmente alla guancia sinistra: i peli son pure più fitti oltre che lunghi e duri. Veros sinistra, la basetta. Scendo lungo la mandibola, ma senza passare alla gola. Il colo: parte sinistra dall’esterno verso l’alto, la gola vera e propria fino alla mandibola.

Ritorno sui miei passi: parte destra del collo – sempre dall’esterno all’interno ma meno verso l’alto: i peli crescono in una direzione diversa. Percorro la parte inferiore della mandibola e rado il pizzetto. Rimangono i baffi. Per ultimi. Mi guardo nello specchio per un attimo con i baffetti asburgici e…li cancello!

Niente più il puntinato di tre giorni che in un’incisione indicherebbe sul mio volto una perenne luce dall’alto illuminante solo fronte, naso, tempie, faccia superiore degli zigomi e labbra. A prescindere da qualsiasi altra fonte luminosa reale ci sia nella stanza: ora la finestra che adagia chiarore azzurrato sul alto destro della faccia.

Incorniciato dallo specchio nella mia immagine vedo improvvisamente la gola arrossata, specialmente lungo una ruga orizzontale subito sopra il pomo d’adamo che rendendo difficoltosa la rasatura condanna la pelle a più d’una passata. Come nell’ “autoritratto all’inferno” di Munch conservato nel suo museo ad Oslo. Lo interpretano come un taglio che lo decapita…non può essere: il rasoio è elettrico del tipo a tre testine rotanti. Trimotore, come lo chiamiamo tra i maschi di casa, appassionati di aerei. (ma solo mio padre riconosce gli aerei dal rumore dei loro propulsori invisibili sopra le nuvole).

Munch aveva usato il rasoio. Non certo per suicidarsi; questa volta. Dopo un bagno: abbiamo la stessa testa arrossata dal calore dell’acqua caldissima sulla pelle del volto molto più sensibile. Nessun inferno fiammeggiante dietro il suo corpo nudo.

Esempio di critica speriamentale. Nel senso dell’archeologia sperimentale.

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