Archive for novembre, 2008

Telefonino multimediale…più o meno

20 novembre, 2008

Il tasto di spostamento (così definito dal libretto d’istruzioni) del mio cellulare è un anello intorno al “tasto di selezione centrale”, nero e percorso da microsolchi. Come un vinile. Luce accesa… il riflesso è un diametro giallino sul “disco”.

Se muovo la testa avanti e indietro il “disco” sembra girare sul piatto, a scatti come quando lo usa un dj per lo scratch. Allora sto suonando per me, un mio mix, a casa mia io che non ci vado mai in discoteca. Senza mani, potrei vantarmi ahaah Senza che nessuno senta nulla. ma non perchè stia ascoltando con gli auricolari. non ne escono dal cellulare, come del resto i suoni.

Silenzio assoluto, tranne il fruscio ovattato delle macchine al di là del vetro in strada.

Per far fare un “giro” completo al “disco” col busto devo andare avanti e indietro e a destra e a sinistra. Trasformando il movimento in una rotazione completa fulcrata sul bacino…la rotazione molto ampia è giocoforza lenta…ipnotica…se ripetuta giro dopo giro dopo giro-per “sentire” il “vinile” senza interventi da dj -…Trance.

C’è un genere che si chiama così, se ricordo bene, Adesso che mi son riscosso me lo ricordo. Nello specchio mi si vedeva meditare, credo. o iniziare un viaggio sciamanico. (Di sicuro questo modo di ballare aiuta a smaltire le maniglie dell’amore ;-).

“sempre in bagno” (…ma poi lo lascio libero ;D )

13 novembre, 2008

Vado alla conca del bidè dove ho posato di fretta i vestiti spogliandomi prima di lavarmi. jeans, calze, slip, t-shirt. che indosso per prima. Sistemandola dietro la schiena, sento… dei solchi. Sulla pelle dl fianco destro come quelli lasciati dagli orli elasticizzati che premono… quelli degli slipi tipo.

Ma non porto mutandoni ascellari con la vita così alta! Verifico ugualmente per scrupolo: gli slip presi nella conca sono normali come mi aspettavo. Non pulitissimi ma a vita bassa per di più. Quindi non nascondono per niente quelli che sono della smagliature. Non quelle di una maglia della salute… visot che mi vennero nel periodo in cui stavo male. Ma la storia sarebbe lunga.

Tolgo jeans e calze, appendendoli finalmente al gancio apposito sulla porta. Chiudo lo scarico del bidè. Apro l’acqua calda. Aspetto che si riempia subito prima che cominci ad uscire della fessura orizzontale di sicurezza. Fortuna che prendiamo per lavarci un sapone tipo Marsiglia. A detta dell’etichetta. Mi inginocchio come una lavandaia sul Sile a Treviso nelle foto in biancoenero.

Metto a mollo gli slip, li tiro fuori posandoli sul bordo della conca e ci strofino su il sapone con forza. Immergo nell’acqua bollente e strofino i lembi uno sull’altro per lavar via il sapone, e gli slip sul fondo della conca… a mano. I gesti non mi vengono benissimo, da una foto non si possono imparare perfettamente. Torco e strizzo. Lo stendibiancheria era già aperto per altre cose, anche se me lo ricordo solo adesso.

Al piano di sotto però…

Va bene che in casa è umido, ma la rugiada…

9 novembre, 2008

Sciacquata alla faccia veloce, prima di uscire. m’insapono con entrambe le mani. Ma mi lavo soprattutto con la destra. Solo con la destra per essere sincero. La sinistra ferma a mezz’aria, tra il volto e il fondo del lavandino. Il lato sinistro della faccia riesco a lavarlo meno bene di conseguenza, più a fatica. Anche la testa si adegua: si inclina verso sinistra , ma ruota come se guardassi da sotto in sù qualcuno.

Con gli occhi chiusi però. Lavandomi li tengo sempre chiusi, non tanto per il sapone o l’acqua (più li stringo anzi più l’acqua entra dall’angolo dell’occhio). Il rubinetto è troppo vicino per metterlo a fuoco, mi dà fastidio. Non ho l’obbiettivo macro e così chiudo gli occhi.

Li tengo stretti fin ad arricciare il naso. Per paura del rubinetto che sento al di là delle palpebre, proteso verso di me, quasi mi minacciasse di cavarmi gli occhi…(i bambini chiudono gli occhi per non essere visti, e più gli stringono più sanno che sono invisibili e protetti). non so a che distanza davvero sia, potrei sbatterci dentro.

Apro gli occhi, mi asciugo, mi metto la maglia. Faccio scorrere l’acqua perchè si scaldi di nuovo. Mi faccio la doccia alle mani! Il filtro dle rubinetto del lavandino è otturato. Il calcare intasandolo produce un effetto doccia: singoli getti distanziati ad intervalli regolari. A pressione più alta del solito, con l’effetto massaggio. Rimbalzano sulla ceramica verso l’alto in goccioline sparate sulla mia maglia di lana.

Rosso cupo: un enorme petalo di rosa ricoperto di rugiada. Come se fossi stato fuori questa mattina prestissimo, già vestito. Intonse le goccie, non vengono assorbite. Fuori si sarà già asciugata invece. D’improvviso l’acqua è calda. Mi lavo i denti, pronto ad uscire. Ma spazzolando lo smalto mi passa la voglia. Finito, scendo e mi mangio un biscotto. Non posso mica uscire con i denti sporchi. E li ho appena lavati. Non posso mica rilavarmeli dopo due minuti.

Ma il biscotto mi ha lasciato la bocca impastata. Ho sete. Prendo un bicchier d’acqua. Bevo. L’acqua è troppo fredda, la scaldo in bocca. Finendo per sciacquarmela in perfpetto stile da lavaggio dei denti. La sputo. Mi sento pulito e fresco in bocca.

Esco. Forse.