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19 aprile, 2009

Mi sveglio. Mi trovo a letto, a pancia in giù, nudo. L’avambraccio sinistro che pende fuori dal letto, l’incavo interno col braccio esattamente sullo spigolo del materasso. La nocca del pollice posa sulla superficie verticale della cassa del letto. In posizione di riposo.

Allontano e avvicino ritmicamente l’avambraccio. Dopo alcune oscillazioni  è l’unghia del pollice a sbattere, di piatto.Il martellare di solito ovattato dalle pareti della casa ora è vicinissimo invece: il suono è quello, anche il ritmo. Che viene naturale prendere. Con la mano completamente rilassata.

Nel dormiveglia mi domando se sono già iniziati i lavori al di là della strada, ma mi pare troppo presto perchè siano già arrivati i muratori. Mi sveglio del tutto, il rumore cessa: è sabato infatti guardando l’orologio solo col la testa. Faccio forza col braccio sinistro sul nulla, mi sollevo col destro. Il petto e la pancia sono solcati da singole piegoline verticali impresse nella pelle.

Nessuna plissettatura, sono rade come normale in un panneggio bagnato anche se il tessuto è quello cutaneo. Bagnato…ho sudato a contatto col lenzuolo. Sotto il piumino che mi fa vivere le traspirazioni estive.  se fuori è freddo allora ne sono contento, mi mancano le notti calde di luglio.

Frizionandomi la pelle le pieghe scompaiono, il ferro non voglio usarlo, sorrido pensando a quello che basta per produrre l’illusione del lavoto duro: un’unghia. Anche se fosse laccata.

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