Archive for the 'Uncategorized' Category

Studio per una crocifissione, se avessi studiato.

17 aprile, 2010

Già disteso a letto, sul fianco destro mi ricordo che mi son dimenticato la crema. La spalmo sulle mani, a lungo, ma non penetra bene e velocemente.  Le mani giunte per evitare di sporcare con i palmi, intreccio le dita per tenere più comodamente la posizione. Giusto in tempo piego in avanti il polso destro, stavo per ungere la federa con il dorso, e coerentemente la catena cinematica piega indietro il polso sinistro.

Riconosco la posizione: le meni di un giovane, o di una della donne, sotto una croce.  Non avevo mai visto così da vicino questo gesto della disperazione. Ma sono sereno, tanto che… gli occhi mi si son chiusi per un istante, li riapro in tempo per vedere che il polso sinistro è prolassato verso il basso, spingendo il destro a ruotare verso sinistra: il massimo spasmo della disperazione che torce le membra. Rilassate, chè per questo che si è verificato quel movimento…zzzzzzzz.

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Inverno candido e leggero.

12 febbraio, 2010

Mi sveglio a pancia sotto, il braccio destro dietro la schiena, il polso posato sui reni, il palmo destro verso l’alto. La mano rilassata nella posizione contratta di difesa, terrorizzata dalla coltre bianca del piumino invernale. Le dita puntellano a impedire il contatto tra la pelle e il piumino. Ci metto un po’ a spiegare alla mano che non si tratta di una valanga che mi avrebbe sommerso. solo in sogno semmai.  Suo però, io non lo ricordo affatto.

Seppellita è l’altra mano. Sotto il mio corpo.

Lettura alla cieca

10 settembre, 2009

Di notte, vado in bagno. Senza accendere la luce mi siedo sul water chiuso, prendo meccanicamente con la sinistra il libro dall’angolo della vasca dove l’ho lasciato appena finito di leggerlo durante il giorno, il pollice sul talgio, le altre dita sul dorso.

Apro ad una pagina con un leggere movimento del pollice, lascio scorre altre pagine verso destra, si fermano da sole presso un’altra pagina. Tengo aperto il libro con entrambe le mani, la destra speculare alla sinsitra. Scorro la pagina con lo sguardo pur non vedendo quasi nulla e non distinguendo per nulla le lettere. Mentre lo faccio il pollice sinistro scende fino a tenere aperto il libro  nella V tra le due facciate, e il dorso tra la falange mediana e la prossimale dell’indice. “Leggo” per un po’.

Riporto la mano sinistra nelle posizione precedente, e chiudo il libro  ancora tenendolo con le due mani, il pollice sinistro ancora come segnalibro tr al pagine ora quasi accostate. Alzo la testa, guardo in avanti nel buio, medito. Volto la testa indietro verso sinistra come se da lì qualcuno mi chiamasse, abbasso la testa  la scrollo.

Ricuiudo il libro del tutto e lo poso sull’angolo della vasca. Mi alzo, torno a letto.

variazione sul tema dei “miei tedeschi”

13 luglio, 2009

due diari uguali
(quello finito e quello iniziato)
due penne uguali
(una non la trovavo più e uso solo penne di un tipo preciso)
quella di sinistra a sinistra del diario di sinistra, quella di destra a destra del diario di destra
due fogli A4

controllo non ci sia un mio doppio.
solo l’ombra.
ma credo che quando mi alzerò dal letto e cammierò allora il doppio apparirà. se sa il tedesco.

(doppelgaenger)

intermezzo concreto/ Don’t try it at home

26 giugno, 2009

specie se ci sono io vicino!

http://www.spiumatricisenesi.it/index.html

spiumato sì, ma non così!

19 aprile, 2009

Mi sveglio. Mi trovo a letto, a pancia in giù, nudo. L’avambraccio sinistro che pende fuori dal letto, l’incavo interno col braccio esattamente sullo spigolo del materasso. La nocca del pollice posa sulla superficie verticale della cassa del letto. In posizione di riposo.

Allontano e avvicino ritmicamente l’avambraccio. Dopo alcune oscillazioni  è l’unghia del pollice a sbattere, di piatto.Il martellare di solito ovattato dalle pareti della casa ora è vicinissimo invece: il suono è quello, anche il ritmo. Che viene naturale prendere. Con la mano completamente rilassata.

Nel dormiveglia mi domando se sono già iniziati i lavori al di là della strada, ma mi pare troppo presto perchè siano già arrivati i muratori. Mi sveglio del tutto, il rumore cessa: è sabato infatti guardando l’orologio solo col la testa. Faccio forza col braccio sinistro sul nulla, mi sollevo col destro. Il petto e la pancia sono solcati da singole piegoline verticali impresse nella pelle.

Nessuna plissettatura, sono rade come normale in un panneggio bagnato anche se il tessuto è quello cutaneo. Bagnato…ho sudato a contatto col lenzuolo. Sotto il piumino che mi fa vivere le traspirazioni estive.  se fuori è freddo allora ne sono contento, mi mancano le notti calde di luglio.

Frizionandomi la pelle le pieghe scompaiono, il ferro non voglio usarlo, sorrido pensando a quello che basta per produrre l’illusione del lavoto duro: un’unghia. Anche se fosse laccata.

datteri di mare

10 gennaio, 2009

un nocciolo di dattero che è un piccolissimo calamaretto.
scolpito con maestria e precisione dall’albero nellì’attesa che i frutti maturassero.
anche gli alberi possono avere un passatempo.

Dedicato.

25 dicembre, 2008

Nevica?!

ha smesso di piovere da un po’ ma… i fiocchi non possono rimenere immbili. peccato, sono solo le gocce di pioggia sul vetro che riflettendo e rifrangendo la luce son bianche. la distanza è esattamente quella tra i fiocchi di neve. Quando quelli cadono.

sulla lastra non fotografica della finestra la “foto” di una nevicata mai avvenuta.  Se le gocce invece di evaporare scivolassero lungo il vetro, allora la nevicata virtuale sarebbe perfetta. Ma forse preferisco senza effetti speciali: la neve fermata in un attimo, tutto sospeso e immobile.

si muovono le foglie della siepe. Nella tormenta senza che nessuno in strada debbe mettere le catene, senza che nessuno affondi i piedi nei centimetri bianchi, senza disagi, senza scivolate, senza palle di neve, senza pale per spalare via….

Telefonino multimediale…più o meno

20 novembre, 2008

Il tasto di spostamento (così definito dal libretto d’istruzioni) del mio cellulare è un anello intorno al “tasto di selezione centrale”, nero e percorso da microsolchi. Come un vinile. Luce accesa… il riflesso è un diametro giallino sul “disco”.

Se muovo la testa avanti e indietro il “disco” sembra girare sul piatto, a scatti come quando lo usa un dj per lo scratch. Allora sto suonando per me, un mio mix, a casa mia io che non ci vado mai in discoteca. Senza mani, potrei vantarmi ahaah Senza che nessuno senta nulla. ma non perchè stia ascoltando con gli auricolari. non ne escono dal cellulare, come del resto i suoni.

Silenzio assoluto, tranne il fruscio ovattato delle macchine al di là del vetro in strada.

Per far fare un “giro” completo al “disco” col busto devo andare avanti e indietro e a destra e a sinistra. Trasformando il movimento in una rotazione completa fulcrata sul bacino…la rotazione molto ampia è giocoforza lenta…ipnotica…se ripetuta giro dopo giro dopo giro-per “sentire” il “vinile” senza interventi da dj -…Trance.

C’è un genere che si chiama così, se ricordo bene, Adesso che mi son riscosso me lo ricordo. Nello specchio mi si vedeva meditare, credo. o iniziare un viaggio sciamanico. (Di sicuro questo modo di ballare aiuta a smaltire le maniglie dell’amore ;-).

“sempre in bagno” (…ma poi lo lascio libero ;D )

13 novembre, 2008

Vado alla conca del bidè dove ho posato di fretta i vestiti spogliandomi prima di lavarmi. jeans, calze, slip, t-shirt. che indosso per prima. Sistemandola dietro la schiena, sento… dei solchi. Sulla pelle dl fianco destro come quelli lasciati dagli orli elasticizzati che premono… quelli degli slipi tipo.

Ma non porto mutandoni ascellari con la vita così alta! Verifico ugualmente per scrupolo: gli slip presi nella conca sono normali come mi aspettavo. Non pulitissimi ma a vita bassa per di più. Quindi non nascondono per niente quelli che sono della smagliature. Non quelle di una maglia della salute… visot che mi vennero nel periodo in cui stavo male. Ma la storia sarebbe lunga.

Tolgo jeans e calze, appendendoli finalmente al gancio apposito sulla porta. Chiudo lo scarico del bidè. Apro l’acqua calda. Aspetto che si riempia subito prima che cominci ad uscire della fessura orizzontale di sicurezza. Fortuna che prendiamo per lavarci un sapone tipo Marsiglia. A detta dell’etichetta. Mi inginocchio come una lavandaia sul Sile a Treviso nelle foto in biancoenero.

Metto a mollo gli slip, li tiro fuori posandoli sul bordo della conca e ci strofino su il sapone con forza. Immergo nell’acqua bollente e strofino i lembi uno sull’altro per lavar via il sapone, e gli slip sul fondo della conca… a mano. I gesti non mi vengono benissimo, da una foto non si possono imparare perfettamente. Torco e strizzo. Lo stendibiancheria era già aperto per altre cose, anche se me lo ricordo solo adesso.

Al piano di sotto però…